
Un termine di cui si è abusato, e si continua ad abusare, è la parola “globalizzazione” che affonda le sue radici nel lontano 1952 con Marshall Mc Luhan, il quale prefigurava il cosiddetto villaggio globale.
Ha ancora senso allora, oggi che questo villaggio globale lo viviamo nella quotidianità, parlare di straniero? Con questo termine, senza distinzioni, si etichettano extracomunitari, seconde generazioni e chi più ne ha più ne metta.
L'Italia, ad esempio, si trova "per ultima" ad affrontare le questioni poste dalle seconde generazioni in termini di parità di trattamento e di promozione sociale, come pure di riconoscimento della loro identità e di rivendicazione di "spazi di autonomia" nella società di cui sono entrate a fare parte.
La comparsa sulla scena pubblica e sul mercato del lavoro delle seconde generazioni ha rappresentato, in tutti i paesi di antica e nuova immigrazione, un momento cruciale nell'evolversi dei rapporti sociali.
E’ un'occasione per interrogarsi sulla propria capacità di integrazione, anche localmente.
Oggi anche l'Italia si trova, per la prima volta, a confrontarsi con tale questione, all'interno di un contesto socioculturale che vede da un lato moltiplicarsi i segnali di incertezza per l'avvenire, ma dall'altro l'attivarsi di straordinarie risorse nel mondo della scuola, nelle varie espressioni della società civile e nelle stesse amministrazioni locali.
Lasciamo questo post con una poesia anonima citata da Gerd Baumann nel libro “L’enigma multiculturale” e allegando il manifesto 2008 contro il razzismo redatto nello scorso mese di luglio da una serie di accademici italiani.
A voi le riflessioni …
“Quando ti vergogni, diventi rosso
Quando hai freddo, diventi blu
Quando sei ammalato, diventi giallo
Quando sei geloso diventi verde
E tu hai la faccia tosta di chiamarmi “di colore”?
Scarica il "Manifesto degli scienziati antirazzisti 2008"